Progetto Filippine

Manila - 18 Marzo 2017 (Resoconto agli amici)

In modo molto informale cerco di comunicare ciò che ho visto in Maluso.

Circa cinquecento palafitte ospitano da un minimo di tre a un massimo di sei famiglie in ognuna di esse. Non e’ un errore di numeri ma e’ una allucinante realta’. La popolazione che vive nelle cinquecento palafitte e’ di 7500 persone. Mi dice una assistente sociale che fece un tirocinio tra i Badjau e dormiva con sei famiglie (18 persone piu’lei) in quella minuscola casetta.
Dopo tanti anni di lavoro, molti bambini adesso vanno a scuola anche perche’ possono avere un pasto a meta’della gior

144 bambini/e delle elementari (dalla classe prima alla sesta) vanno a scuola (quella pubblica) e a mezzo giorno si spostano sotto un bel padiglione per il pranzo offerto da CNBP (Care for the Nomads and Bajau in The Philipines).

55 bambini/e all’asilo nido (eta’da 4 e 5 anni) restano a questa specie di “scuola” dalle 8 del mattino alle 10,30 con merenda (riso bollito, vgetali con frutta e cose simili) prima di tornare a casa.

34 bambini/e all’eta’ da cinque a sei anni (per poter iniziare la prima elementare con 6 anni) sono a scuola dalle 8 alle 10,30 con merenda (come sopra)

30 scolari frequentano la scuola dopo essere stati prelevati sulle loro isole, portati a Pangasaan e dopo 6 chilometri generalmente fatti a piedi raggiungono la scuola..

25 adulti fraquentano un’ora di scuola dalle 10 alle 11 del mattino, dopo il mercato.
6 studenti frequentano l’Universita’ e devono pure essere parzialmente aiutati in modi diversi.

25 studenti dalla classe settima alla undicesima che corrisponde dalla seconda media alla terza liceo
vanno a scuola dai Claretiani e rimangono per pranzo.

11 giovani hanno terminato l’Universita’(in scienze politiche e lingua inglese)e 5 di essi sono impiegati dai Clarettiani.

17 giovani fanno volontariato presso i Claretiani (una media di 6 ore al giorno di volontariato).
nello staff di 21 persone, solo 4 sono regolarmente stipendiate. I Volontari comunque fanno volentieri questo lavoro per l’esperienza che li arricchisce e per i punteggi che ricevono (un poco come da noi il Servizio Civile che non so se c’e’ancora).

Il lavoro dei volontari e’ nell’area dell’educazione, della salute, dell’Organizzazione della comunita’ , del lavoro di artigianato e le varie attivita’ sociali.

25 dalle diverse classi sono stati bocciati perche’ hanno potuto solo frequentare in parte la scuole o si sono spostati per nuova residenza. Quelli che sono rimasti a Maluso riprenderanno l’ anno prossimo.

Poiche’ le Suore della Carita’ sono andate via da Maluso (specialmente per sicurezza) la loro scuola e’ passata ai Claretiani e cosi’ si e’ aggiunto un prete che si occupa di essa.

Oggi tre Claretiani fanno comunita’ a Maluso (uno si occupa della Parrocchia, uno della scuola e uno dei Bajau) e quando c’e’ bisogno si aiutano e sono tutti tipi brillanti e con entusiasmo (gia’ ti avevo detto che chi va a Basilan deve andare perche’ lo ha chiesto esplicitamente. Per ubbidienza il Superiore non puo’ mandare nessuno in quell’infernotto.

Stralcio di Lettera per Intendere Basilan

Nell’Isola di Basila al sud delle Filippine trecento cinquanta bambini (zingari del mare) sono seguiti da due missionary Clarettiani e sostenuti dal Sermig-Torino. Mi ero recato in quel Paese 13 anni fa, dopodichè sono nate delle belle iniziative riguardanti la Pastorale dei Bajau (zingari del mare). Continua il terrorismo contro i cristiani del Mindenao. Oggi il prezzo che stanno pagando i cristiani è molto alto anche se nella recente storia del passato i cristiani di quelle regioni non sono stati così innocenti. Ora mi limito a un fatto maturato in questa situazione di conflitto. Il terrorismo che si identifica con il gruppo Abu Sayat alimentato da Al-Qaeda, in realtà è molto più complesso in quanto collegato con almeno una decina di Nazioni e spesso composto da comuni militanti locali che preferiscono darsi un colore politico, mentre spesso non si distanziano da comuni criminali. In passato questi gruppi sovversivi-rivoluzionari si sono alimentati con i sequestri di turisti (nei primi anni), finchè più nessun turista osò raggiungere quelle isole, peraltro bellissime, dove le pietre comuni sono blocchi di corallo. Oggi continuano ad essere sequestrati filippini locali, dove si presume che qualche buon riscatto possa essere pagato.

Sono stato a Basilan anche quest’anno e in quella occasione ho incontrato due dei nostri insegnanti che sono stati sequestrati per ben 43 giorni e rilasciati il 9 ottobre ‘14 : Frederick e Cherben. A nessun religioso è richiesto di vivere su una di quelle quattro isole, per ubbidienza. Chi vive là fa questo solo per libera scelta. Anche i due insegnanti, in questione, avevano specificatamente scelto di vivere con i Badjau e risiedevano in una parte della costa abbastanza distante dal resto delle abitazioni. Vivevano in una palafitta sul mare accanto a un’altra molto grande adibita a scuola e tante altre di zingari del mare. I rivoluzionari, la sera dal 4 settembre, li raggiunsero in diciasette, vestiti da poliziotti, con tre barche e una di queste una Jungkung malesiana equipaggiata con tre motori sulla quale spinsero i due insegnanti. Frederik e Cherber in quella confusione faticarono a capire che cosa stesse succedendo e come avrebbero dovuto comportarsi, però ben presto dovettero rendersi conto che si trattava di un sequestro. I terroristi, per confondere i due giovani e far pensare che non erano essi il bersaglio, chiesero dov’era il prete, domanda senza senso perchè tutti sanno molto bene dove i due preti risiedono, molto distante da quel posto.

Intanto uno dei militanti visto un crocifisso al collo di Frederik cercò di strapparglielo ma lui con forza glielo riprese e ruscì a farlo scivolare nell’acqua perchè non venisse profanato. Frederik disse poi che da quel momento cominciò a sentirsi molto forte, più dei suoi sequestratori. Ripartirono pochi minuti dopo, ad alta velocità per un viaggio durato sei ore, nella notte, fino a un luogo sconosciuto, in seguito identificato come il villaggio di Talipao nella provincia di Sulu. Durante il viaggio non furono nè immanettati nè bendati, non ce n’era proprio bisogno. Là Frederik e Cherben furono consegnati a un gruppo di quattro giovani incaricati della loro cattività. In modi diversi mi dissero che da quel momento cominciarono a pensare seriamente che sarebbero stati uccisi come un altro centinaio di cristiani che in pochi anni erano stati esecutati su quelle isole. Tredici anni fà avevo ancora visto i segni dei proiettili sulla macchina del Vescovo che era stato ucciso e sei mesi dopo il suo segretario, poi il Padre Rhoel era stato eliminato sei settimane dopo il suo sequestro, condiviso con quattro insegnanti e 22 studenti.

Si aggiunsero poi decine e decine di altri che hanno pagato col sangue la loro fedeltà alla fede crstiana.Il fatto di essere eredi di tanti cristiani coraggiosi ha dato una forza speciale ai due giovani sequestrati. Il fatto che i due insegnanti pensassero di essere certamente uccisi acquista un’evidenza proprio perchè cinque giorni dopo il loro sequestro, oltre 300 guerriglieri (appartenenti alla Moro National Liberation Front) con oltre trenta barche raggiunsero e attaccarono la vicina Zamboanga, seminando il panico ovunque, per un mese, lasciando 10 000 case distrutte 120 000 dispersi oltre le periferie e oltre 250 morti. Il clima che respirarono Frederik e Cherber in quel mese di prigionia era comprensibilmente della massima tensione. Frederik Banut, 24, disse che subito all’inizio gli proposero una soluzione pacifica per salvare la sua vita : sposare cioè una mujahidat (donna mussulmana combattente), sorella di un terrorista e diventare così mussulmano e mujahidin (combattente islamico).

Ma Frederik ebbe la forza di dire chiaramente: “Uccidetemi pure, ma io non abbandonerò mai la mia fede cristiana”. Venne anche il momento della prova per Cerben Masong, 25, Uno dei quattro incaricati della prigionia dei due giovani, essendo in crisi con la sposa forzò Cherben a vivere nella sua casa sperando, probabilmente di trovare qualche motivo di accusa sia contro Cerben che contro sua moglie. La signora manifestò chiaramente l’intenzione di voler sposare Cherben e lo disse anche a suo marito che arrivò, nella furia, a prendere il fucile e sparare per terra, almeno per spaventare, ma non trovò nessun appiglio per accusare il giovane insegnante. Cherben disse: “In quei giorni imparai ad amare molto di più il mio lavoro e ringrazio che quella avventura mi ha dato la possibilità di dimostrare ai Badjau (zingari del mare) quanto io gli voglio bene”.Mi disse poi Frederik che un giorno mentre uno dei quattro terroristi, il principale incaricato per la sua prigionìa, raccontava un fatto della sua vita a un collega, gli scesero alcune lacrime sul volto apparentemente senza sentimenti. Frederik da quel momento Cominciò a pensare che il terrorista in realtà era un giovane come lui e iniziò a chiamarlo per nome: Abdullha. Frederik pensò che avrebbero potuto diventare amici, in quanto il tempo c’era e la buona volontà almeno da parte sua c’era anche.

Arrivarono al punto che la fiducia diventò reciproca. Quando giungeva l’ora della pregiera a cui ogni mussulmano serio è fedele, Abdullha consegnava il fucile a Frederik che per quel quarto d’ora doveva difendersi da solo qualora fossero arrivati i militari per liberarlo. E’ difficile capire come Abdullha potesse avere una fiducia così grande in Frederik da credere che sarebbe stato più fedele a lui di quanto avrebbe potuto esserlo di fronte a ipotetici liberatori, ma l’amicizia ha questo potere. Certamente questo fatto, cioè la loro amicizia, non può non aver contribuito, in fine, a una liberazione senza riscatto, anche quando il Padre claretiano che seguì tutto il percorso delle trattative aveva pur lasciato capire che almeno una parte ragionevole avrebbe potuto essere pagata.

Quando fu comunicato a Frederik e a Cherben che sarebbero stati liberati, Abdullha aveva ancora un’ultima confidenza da fare e prese Frederik in disparte e gli disse: “Tu sei stato più forte ma anche più fortunato di me. Io cristiano cattolico come te sono pure stato sequestrato. A me è capitato come a te, ma se non avessi detto che accettavo di diventare mussulmano e guerrigliero avrebbero ucciso i miei fligli e mia moglie”. Poi Frederik mi aggiunse: “Per una serie di cose che mi ha raccontato io sono sicuro che nel profondo è solo cristiano, mi spiegò poi come si comportò con la sua coscienza per salvare la famiglia. Io sono certo che quando fa esternamente la preghiera mussulmana lui prega certamente Gesù Cristo, la Madonna e i santi. Al termine comunque mi invitò ad andare dal suo parroco e raccontare tutto quello che era capitato e di chiedere a lui il perdono dedlla Chiesa ”.