Gadiya Lohar

Nomadi indiani, artigiani del ferro
Indian nomads, iron craftsmen
Gadhia Lohar
Pacifisti, patriottici e servitori degli eserciti

Fui invitato ad una festa di matrimonio non lontano da Jaipur. Erano tre le coppie che si preparavano alle nozze, anzi i futuri sposi e spose non dovevano preparare assolutamente nulla. I genitori e i parenti stavano provvedendo a tutto. In primo luogo i genitori avevano scelto sia le spose che gli sposi, i quali si sarebbero visti per la prima volta solo il secondo giorno di festa. I parenti delle tre spose si erano dati appuntamento presso Chksu, nord-est Rajasthan. Le famiglie dei tre giovani sposi fecero il primo giorno di festa nei loro rispettivi accampamenti. Le forge e il rumore dei martelli avevano lasciato posto a tamburi, trombe, strumenti a percussione e le armonionissime Maik (vere e proprie cornamuse). La festa era continuata per l'intero giorno e parte della notte alternando canti, danze propiziatorie, cibo servito agli invitati e qualche momento di riposo per raccontare le ultime notizie specialmente a chi arrivava da lontano. Uno degli sposi aveva 14 anni e gli altri uno o due in più. C'era un ragazzotto che mi seguiva perché mi capiva meglio degli altri e a volte faceva da interprete, intanto mi portava anche lo zaino. Ad un certo punto gli dissi: "Quando ti sposi, se mi inviti vengo per la festa" e lui mi disse che non potevo. Riformulai la domanda ma ricevetti la stessa risposta. Chiesi allora quanti anni aveva e mi disse 19, che certamente non dimostrava. Era infatti sposato da sei anni con già tre figli. Ad un altro chiesi come mai si sposano così giovani e mi disse: "perché poi gli occhi da noi si chiudono presto", e aveva ragione, la loro età media è molto bassa.

Tornando alla nostra festa ci siamo riposati un poco dopo cena e abbiamo ripreso la festa con solenne corteo dai tre accampamenti degli sposi a quello della sposa. Una celebrazione molto suggestiva, ricca di segni relativi alla fedeltà, alla fecondità e alla pace tra le famiglie. Gli sposi si videro per la prima volta e dopo poche ore si udì un urlo di tutto l'accampamento, urlo di disperazione per la separazione, pareva fosse arrivata qualche terribile notizia di incidenti o di morti. Era il momento per le spose di lasciare la casa dei genitori, i fratelli, le sorelle. Grida di disperazione nel salutarsi per circa mezz'ora, poi le tre ragazze poco più che bambine partirono per la nuova destinazione. Il giorno dopo la vita riprendeva normale tra falci, accette, tridenti, zappe, punte di aratri, tutti strumenti che i Gadhia Lohar costruiscono per i contadini. Durante la stagione delle piogge si accampano volentieri alla periferia delle città in grandi gruppi, poi alla spicciolata, con i loro carri e cammelli si inoltrano nei più minuscoli villaggi ad offrire il loro servizio di fabbri specializzati. Non mancano alle fiere e tra queste vorrei ricordare quella di Puskar in Rajasthan a fine ottobre, dove circa dodicimila cammelli trainano un'infinità di carri che trasportano il tutto della fiera. L'accampamento adiacente occupa alcune colline, offrendo specialmente ai turisti una visione unica.

I Gadhia Lohar a questa fiera sono re, sacerdoti e servi allo stesso tempo. I Lohar in India si suddividono in tante caste e gruppi tribali, ma noi ci occupiamo di uno, che possiamo dire il più importante per la sua storia e per la sua unità tribale. Parliamo quindi solo dei Gadhia Lohar di Chittorgarh i quali si ritengono di casta reale e fanno risalire la loro origine a una storia curiosa. I loro antenati sarebbero stati i fabbri dell'esercito del re Rana Pratap, il quale viveva nel grandioso forte di Chittorgarh. Merita la pena accennare che, se si esclude la muraglia cinese che strettamente parlando non è un forte, quello di Chittorgarh dovrebbe essere il più grande del mondo, con strada interna di 25 chilometri.

Quando il Re Rana Pratap è stato vinto dall'Imperatore musulmano Akbar uscendo dal forte insieme ad un grande numero di fabbri, gli attuali Gadhia Lohar avrebbero scelto la vita nomade promettendo a loro stessi di non ritornare a Chittorgarh se non per riprendere il forte e le abitazioni con tutta la gloria e il lusso del passato. Si dovrebbe ancora ricordare che solo gli uomini Gadhia Lohar si sarebbero salvati dietro l'esercito, nella pianura di Chittorgarh perché tutte le donne insieme alle principesse, alla regina, in una parola tutte le donne del forte quando videro che l'esercito era vinto e i musulmani entravano nel forte prepararono una grande catasta di legno che incendiarono per bruciarsi vive, piuttosto che lasciarsi prendere da degli uomini considerati fuori casta, quindi impuri. In quella circostanza l'ultima resistenza sarebbe stata fatta dal figlio del re "Rana Pratap, ancora quindicenne, che combattè solo sulla porta del forte contro l'esercito, fino ad essere ucciso. Un fatto avvenuto in quel forte che ci dice il senso religioso di quel popolo più che l'amore patriottico fu il gesto eroico di un uomo che per salvare il figlio del re ancora bambino, per evitare che fosse ucciso dai nemici, portò il suo proprio figlio a sostituire il principe considerato divino.

La storia dei Gadhia Lohar legata al forte potrebbe avere non solo sentore di leggenda, in quanto dopo molti secoli il primo ministro dell'India Nehru il 6 aprile 1955 ha invitato i Gadhia Lohar a ritornare al forte. Ormai l'India era indipendente dal 1947 e il forte non si doveva più considerare occupato da stranieri. Nehru aveva in mente la sendarizzazione di questi 70.000 fabbri nomadi. Ci fu una grande manifestazione con processione dei Gadiya Lohar al forter con il primo ministro Nehru e il forte fu simbolicamente consegnato ai Gadiya Lohar, che ovviamente lo godettero per poche ora. Si intrapresero molte iniziative a favore dei Gadiya Loar stessi, ma senza tener conto della loro vita nomade. La prima volta che andai in quella città vidi una grande costruzione per la scuola superiore dedicata a caratteri cubitali ai Gadiya Lohar, ma non un solo figlio beneficiava della medesima. Fu in quell' anno che iniziammo una scuola mobile e una semisedentaria per i bambini dei fabbri nomadi del Rajasthan. Anche se in queste righe c'è della leggenda mescolata alla storia è solo per raccontare la grandezza e la dignità di un popolo apparentemente sporco e stracciato, ma con l'anima dei re del passato.

don Renato Rosso
Nuovo Progetto, gennaio 2003