IL DIALOGO DEI MONACI

Capitolo XII

LA REGOLA
pag. 186-195

Preghiera introduttiva alla regola cristiana 
 
Il rotolo si apriva con questa preghiera: 

Sal 132, 1 Signore, com’è bello per noi vivere insieme, come fratelli. 
Sal 132, 3  Su di noi c’è la tua benedizione e noi, giorno e notte, impareremo i Tuoi comandi. 
Sal 118, 167  Quando  l’anima mia mette  in pratica  i  tuoi  insegnamenti e  li ama con cuore di fuoco 
Sal 118, 171  Dalle  mie  stesse  labbra  esploderà  un  canto  di  ringraziamento perché mi hai insegnato i Tuoi comandi. 
Sal 118, 125 Signore, noi siamo Tuoi servi, donaci intelligenza per comprendere i Tuoi insegnamenti.  
Sal 118, 136 Troppe volte non abbiamo osservato i Tuoi comandi, per questo ho pianto da morire.  
Sal 118, 115 Ora voglio  impegnare  tutte  le mie energie per  studiare e amare  i  Tuoi comandi. 
Sal 118, 104 Signore,  facendomi  conoscere  i  Tuoi  comandi  istintivamente lascerò la strada del male.  
Sal 118, 111Come una eredità ho ricevuto tutti i Tuoi insegnamenti ed essi sono la gioia del mio cuore.  
Sal 118, 18  Togli il velo dai miei occhi perché possa contemplare le meraviglie delle tue leggi.  
Sal 118, 33 Imponimi  come  norma  di  vita la  Tua volontà  e  io  la  seguirò  per sempre.  
Sal 118, 9  Come potrò essere buono, disciplinato, intelligente e puro? Solo se osservo i Tuoi comandi,  
Sal 118, 8 Perciò faccio voto di osservare la Tua volontà 
 Amen. 

  Sul retro, con caratteri più minuti, Teofilo aveva scritto:  

  Ed  ora,  ubbidienti  al  comando  del  Salvatore  Gesù  Cristo,  osiamo dire  come  Lui  ci  ha  insegnato:  Padre  nostro  che  sei  nei Cieli,  sia santificato,  lodato,  glorificato  e amato il  tuo  nome.  Venga  il  tuo Regno sempre. Sia fatta la tua volontà in Cielo e in terra. Dacci oggi il  nostro  pane  eucaristico  e  l’alimento  del  corpo.  Perdona  a  noi  i nostri  peccati, come  anche  noi  dobbiamo  perdonare  quelli  che  ci hanno offeso e non lasciarci cadere nella tentazione, ma liberaci dal male. Amen.                
 
  E,  di  seguito,  aveva  elencato  una  lunga  sequenza  di  intenzioni  da pronunciare risolutamente, per concludere con l’invocazione a Maria.

Regola per diventare cristiani   
  Crediamo in un Dio che è Padre e Creatore di ogni cosa. Crediamo in Gesù Cristo vero Figlio di Dio e prediletto del Padre, Gesù figlio di Maria divenuto uomo in Lei per opera dello Spirito Santo. Egli ha dato la vita per noi morendo sulla croce e chiede anche a noi di dare la vita per gli altri. Crediamo nello Spirito Santo che dà la vita e la rinnova.  Crediamo  che la Chiesa, comunità  di  tutti  i  cristiani, insieme a tutte le comunità del mondo, tende verso l’unità, la santità, la cattolicità che ci verranno date in pienezza nei Cieli nuovi e Terra 
nuova.  Crediamo  nel  Battesimo,  segno  del  perdono  e  dell’identità 
cristiana e crediamo nella vita eterna. 
  Desideriamo  seguire la  spiritualità  del  cammino  per  cercare  il Signore  Gesù come  hanno  fatto  i  Magi  che,  da  terre  lontane  e pagane,  hanno  ubbidito all’invito  di  una  luce  che  veniva  dal  cielo. Essi  si  lasciarono  guidare  e  continuarono  a  camminare  fino  ad incontrare  il  Signore  Gesù  (Mt  2).  Desideriamo  fare  il cammino interiore per conoscere  il Signore, come ha  fatto Maria  che, anche quando  non  capiva,  raccoglieva  la  storia  di Gesù  meditandola  nel suo cuore e come gli Apostoli, che per  tre anni hanno camminato a fianco di Gesù per capire Lui e  il suo messaggio. Desideriamo  fare il cammino  interiore  che  ci  porta  ad  amare  Gesù come  ha  fatto Maria sua madre, Giuseppe il giusto, Maria Maddalena, Giovanni, i Santi Apostoli  e  tutti  i  Santi  e  i martiri  della Chiesa. Desideriamo fare  il cammino del servizio come Maria, che  il primo giorno  in cui portò Gesù su questa terra si mise in cammino per andare a servire, per  diventare  serva  nella  casa  di  Elisabetta  e  ancora  desideriamo servire come Gesù, che  lavò  i piedi degli Apostoli e volle diventare loro servo prima ancora di diventare il “Servo sofferente”. 
  Desideriamo  fare  il cammino  della  missione e  predicare  il Vangelo a tutti, come ha fatto Gesù che “andava attorno per tutta la Galilea, insegnando in quelle sinagoghe e predicando il Vangelo del Regno”(Mt 4, 23), e come Lui stesso ha chiesto agli Apostoli, prima di  salire  al  cielo:  “Andate  dunque  ad  ammaestrare  tutte  le  genti, battezzandole  in nome  del  Padre,  del  Figlio  e  dello  Spirito  Santo, insegnando ad osservare tutte le cose che vi ho comandate” (Mt 28, 19-20) e come hanno poi fatto gli stessi Apostoli, secondo quello che leggiamo negli Atti degli Apostoli.  
  Noi  che  desideriamo  diventare  cristiani  ci  impegniamo,  con l’aiuto  di  Dio,  a  vivere  una  vita  povera,  che  non  offenda  mai  il nostro  prossimo.  Chiediamo  al  Signore  il dono  di  non  avere  tra  inostri  vicini  nessuno  più  povero  di  noi.  Come  un  sano  consiglio popolare dice di insegnare a pescare più che dare il pesce, riteniamo che sia insegnare a pescare, sia dare del pesce, se lo abbiamo, siano virtù  evangeliche  (Mc  6,  41-42;  Lc  9,  16).  Ci  impegniamo  a  non accumulare  tesori  per  noi  (Mt  6,  19),  sia  perché conosciamo  la vanità  delle  cose  del mondo,  sia  perché  tutto  ciò  che mettiamo  da parte per noi può diventare furto a chi è più povero di noi.  
  In  una  vita  semplice,  ci  impegniamo  a  moltiplicare  i  talenti ricevuti, non per arricchire, ma per poter servire di più  (Lc 12, 16-21).  Se  il  Signore  Gesù  ci  farà la  Grazia di una  povertà  eroica, saremo contenti di condividerla con Lui (Mt 8, 20). Ci  impegniamo, con  l’aiuto  di Dio,  ad  essere  puri  di  cuore  per  avere  la  grazia  di poter vedere il Suo volto.  
  Ci  impegniamo, con  l’aiuto di Dio, ad ubbidire  sempre a quello che la coscienza ci dice essere la volontà di Dio. Se ci siamo affidati alla  volontà  di  un  fratello-sorella  come  nostro fratello-sorella maggiore,  crediamo  che Dio  si  impegna  a  guidarci  alla  santità  in quell’ubbidienza.  
  Promettiamo, con l’aiuto di Dio, di dedicarci a  Lui e amarLo con 
la mente,  il cuore e  tutte  le nostre  forze e riconoscerLo come unico 
Signore  della  nostra  vita  e  di  tutta  la  storia  e,  infine,  osiamo 
chiedere il dono di amare come Gesù ci ha amati.  
  Promettiamo,  con  l’aiuto  di Dio,  di  amare  il  nostro  prossimo  e 
anche chi non ci ama, chi ci perseguita e ci disonora con ogni sorta 
di malvagità.  Lo  ameremo  perché sappiamo  che  quello  è  il  nostro 
prossimo che più ha bisogno di amore.  
  Desideriamo condividere con Gesù il ministero del perdono, che è 
chiesto a tutti i cristiani; pertanto, con l’aiuto di Dio, facciamo voto 
di perdonare tutto a tutti e sempre. 
  Ci  impegniamo a  lottare contro  tutto ciò che riconosciamo come 
peccato,  abbassando  così  le  montagne  di  egoismo,  superbia, 
avarizia,  lussuria,  ira,  gola,  invidia,  accidia e ci  impegniamo  a 
riempire tutti  i vuoti della nostra vita con  le virtù di  fede, speranza, 
carità, sapienza,  intelletto, consiglio,  fortezza, scienza, pietà e  timor 
di Dio, per preparare la strada al Signore, come ci insegna Giovanni 
Battista.  In  questo  modo  daremo  buon  esempio  al  prossimo, 
diventando sale della terra e luce del mondo. 
  Ci  impegniamo  ad  essere  mansueti  e  umili  di  cuore  per 
assomigliare  al  Signore  Gesù.  Accoglieremo  le  prove  e  ogni 
sofferenza  come  grazia  dalle  mani  di  Dio  e  non  vogliamo  che  il 
nostro pianto sia macchiato dall’insofferenza del giogo offertoci dal 
Signore Gesù per fare la volontà del Padre.  
  Ci  impegniamo a costruire la pace, non  la pace del mondo che è 
quiete,  benessere,  ricchezza,  tranquillità,  desiderio  di  evitare  ogni 
problema  e  ricerca  di  soddisfazione  in  tutto,  ma  vogliamo  essere 
costruttori  della  pace  di Dio,  che  è  sfida,  lotta  contro  l’ingiustizia 
simile alla spada e al  fuoco, fatica di affrontare  tutti  i problemi che 
possiamo risolvere con  le nostre  forze e  l’aiuto di Dio. Costruire  la 
pace  di  Dio  significa  compiere  quelle  azioni  senza  le  quali  non 
saremmo in pace con la nostra coscienza, né con Dio stesso. 
  Riconosciamo  come  nostro  dovere  cristiano  incontrare  con 
profonda  amicizia  le  persone,  le  famiglie,  le  comunità,  dicendo 
nell’intimo  del  nostro  cuore:  “La  Pace di Cristo venga  a  voi!”. 
Sappiamo che questo è un comando del Signore Gesù. 
  Chi di noi  è  sposato  s’impegnerà ad amare  con  tutte  le  forze  la 
propria moglie  o  il marito  e  i  figli,  perché  la  famiglia  è  il  grande 
dono  di Dio  al mondo. Per  quel  che riguarda  la morale  familiare, 
faremo di tutto per seguire gli insegnamenti della Chiesa e i consigli 
di  un  padre/madre  spirituale  che  ci  aiuti  a  discernere  la  sincerità 
della  nostra coscienza.  Quando  l’ubbidienza  a  una  morale  sana 
della  famiglia  diventasse  troppo  pesante,  non  dimenticheremo  che 
molti nostri fratelli e sorelle vivono la vita di celibato  per scelta o a 
causa di malattia, povertà o ancora di  lavori che  tengono  i coniugi 
separati per lunga parte dell’anno o addirittura per anni consecutivi. 
  Riteniamo comunque che lo stesso digiuno e penitenza, unito alla 
preghiera,  possa  essere  un  mezzo  privilegiato  per  vincere  la 
tentazione  e  ogni  male.  Ci  impegneremo,  con l’aiuto  di  Dio,  ad 
essere trasparenti e sinceri di fronte a noi stessi, alla comunità, agli 
altri (Mt 5, 37).  
  Cercheremo di dare il pane, se lo abbiamo, a chi ci chiede il pane 
e il pesce a chi ci chiede il pesce, senza cercare le mille scusanti che 
impediscono  la  solidarietà  con  i  fratelli  e sorelle  del  mondo;  noi 
sappiamo che, se daremo i nostri cinque pani e due pesci, il Signore 
farà il resto (Mt 14, 13-21). Gesù non ha mai detto a nessuno: “Abbi 
pazienza!  Non  posso fare  nulla  per  te”.  Di  fronte  ai  malati,  ai 
sofferenti, agli affamati, ai morti, ai peccatori, Gesù ha sempre dato 
una risposta al grido – espresso o tacito – dei fratelli o sorelle che si 
affidavano  a  Lui.  È  uno  stile  di  vita  che  fa  dire:  “Quello  è Gesù 
Cristo, è il Figlio di Dio” e se noi seguiamo lo stesso stile farà dire a 
chi ci vede: “Quello è un cristiano”. 
  Gesù,  la sera della Resurrezione, si aggrega a due discepoli che 
vanno verso Emmaus,  tristi. Cerca di  spiegare  loro  le Scritture per 
capire la Resurrezione, ma essi faticano a comprendere, anche se chi 
spiegava era  il miglior catechista del mondo. Solo quando spezzò  il 
pane per loro lo riconobbero: quello era lo stile di Gesù, il suo modo 
di  fare. Gesù non solo ama, ma  fa anche capire all’amato/a che gli 
vuol bene. Gesù ha dato un altro segno per  far capire chi è Lui:  la 
lavanda  dei  piedi.  Tre  evangelisti,  per  ricordare  l’ultima cena e 
quindi  l’istituzione  dell’Eucaristia,  ricordano  il  pane  spezzato  dato 
ai discepoli, mentre Giovanni ricorda la lavanda dei piedi per dire la 
stessa  realtà, per dire chi  è Gesù e cos’è l’Eucaristia. Se vogliamo 
capire un poco l’Eucaristia, la strada è questa.  
  Quando  spezza  il pane per noi, Gesù  ci dice: “Questo  è  ciò che 
dovete  fare  anche  voi;  quando  vorrete  ricordarvi  di me  spezzate  il 
pane  per  gli  altri,  quando  vorrete  far memoria  di  me,  spezzate  il 
pane  per  gli  altri,  quando  vorrete  celebrare  la  mia  memoria, 
spezzate il pane per gli altri. Vi dirò di più: questo ‘spezzare il pane’ 
sono  io stesso. Questo spezzare  il pane per gli altri, questo  lavare  i 
piedi  agli  altri:  questo  sono  io.  Se  qualcuno  vi  chiederà  chi  è  il 
vostro amico che  si  chiama Gesù, direte che é  il pane spezzato per 
gli  altri”.  In  modi  diversi  Gesù  dice:  ricordate,  io  sono  pane 
spezzato,  sono  lavanda  dei  piedi,  fate  anche  voi  questo  in  mia 
memoria. Se farete questo, quando gli altri prenderanno tra le mani 
il pane che avete  loro donato,  in quel momento  si apriranno  i  loro 
occhi della fede e mi riconosceranno in questo segno.  
  Ci  impegniamo,  con  l’aiuto  di  Dio,  a  testimoniare  una  sincera 
fede nella Provvidenza di Dio. Crediamo che ci darà tutto ciò di cui 
abbiamo bisogno, Lui che provvede a rivestire  i fiori e a nutrire gli 
uccelli, molto di più penserà a noi (Mt 6, 26). Con la preghiera, poi, 
chiederemo  i  suoi  doni,  affinché  possiamo  sperimentare  la  sua 
Provvidenza e renderci conto non solo di quanto ci accompagna, ma 
del fatto che è dentro di noi più di quanto noi siamo in noi stessi. 
  E  quando  poi  il  Signore  ci  offrirà  il  dono  della  sofferenza, 
sapremo che è proporzionata alle nostre forze, è pedagogia di Dio, è 
per il bene nostro e del mondo e ci fa il dono di associarci alla Croce 
di  Gesù  Cristo  e  quindi  alla  sua  Resurrezione.  Nel  silenzio  della 
preghiera  chiederemo  a Gesù  che  ci  battezzi  col  fuoco  e  lo  Spirito 
Santo:  il  fuoco brucerà  i  peccati  e  i  dubbi  della  nostra  fede  e  lo 
Spirito Santo  testimonierà che Gesù è  il Figlio di Dio prediletto dal 
Padre  (Mt  3,  13).  Nello  sforzo  di  perdonare  gli  altri cercheremo 
anche di vedere quanto sono grandi  i nostri difetti che pure devono 
essere perdonati (Mt 7, 3).  
  Chiederemo  al  Signore  di  produrre  sempre  sull’albero  della 
nostra  vita  abbondanti  frutti  di  bene  per  non  meritare  di  essere 
considerati  inutili,  tagliati e buttati nel  fuoco a bruciare,  foss’anche 
solo per un momento (Mt 7, 20). 
  Ci impegniamo a costruire la nostra casa sulla solida roccia della 
fede, della speranza e della carità e non sulla sabbia dei dubbi (Mt 7, 
24). Riconosciamo l’importanza della preghiera e del digiuno perché 
solo  con  questi  si  vincono  la  pigrizia  di  fare  il  bene  e  ogni 
tentazione.  Come  il  buon  Samaritano,  ci  impegneremo  a  curare  il 
prossimo,  infondergli vita, offrirgli  la  gioia  del  perdono  se  ne  ha 
bisogno  e  liberarlo  dai  mali,  secondo  le  forze  che  abbiamo. 
Sappiamo di aver ricevuto molto e per questo molto dobbiamo dare.   
  Ringrazieremo il Signore Gesù se saremo perseguitati per causa sua e,  quando  dovremo  testimoniare  per  Lui,  non  ci  preoccuperemo  di cosa  dire,  perché  lo  Spirito  del Padre parlerà  in  noi:  questo crediamo (Mt 10, 18 ss). Da parte nostra ci  impegneremo ad essere semplici  come  colombe,  ma  non  ingenui  e  ci  lasceremo  anche guidare dalla prudenza dei serpenti (Mt 10, 16 b).  
  Ci  impegneremo  a  predicare,  con  tutte  le  nostre  forze,  tutta  la verità che conosciamo: la proclameremo sia con le parole, sia con la nostra vita, a seconda delle circostanze (Mt 10, 27). Ci sforzeremo di invocare tante volte il Signore ripetendo il suo nome in viaggio o sul letto  della  sofferenza  o  durante  il  lavoro  o  ancora  nel  tempo specificatamente dedicato alla preghiera.  
  Ci  serviremo  di  classiche  espressioni  di  fede  come: Gesù,  abbi pietà di noi; Gesù Figlio di Dio, abbi pietà di noi; Gesù Figlio di Dio e di Maria, abbi pietà di noi; o ancora, Gesù santo, immortale Figlio di Dio, abbi pietà di noi, o altre espressioni come queste. Questo  lo ripeteremo, non per assomigliare agli ipocriti che credono di essere esauditi solo per le moltiplicate parole nella preghiera, o a chi crede che sia sufficiente pronunciare il nome del Signore tante volte; no, ci impegneremo  a  ripetere  le  parole  della  preghiera  per ottenere  il dono e la forza di fare la volontà di Dio sempre, fino alla fine della vita (Mt 7, 21).    
  Ci proponiamo di diventare discepoli di Gesù ascoltando  la  sua 
Parola nella  Sacra  Scrittura  e  preparandoci  ad  entrare  nel  nuovo 
Regno di Dio, impegnandoci così a diventare Cristiani.  
  Ci  impegneremo  ad  accogliere  in  casa  nostra  il  giusto,  che  ci 
insegnerà ad essere giusti,  il profeta che ci  indicherà nuove vie per 
alimentare  il  nostro  spirito,  ma accoglieremo  allo  stesso  modo  il 
povero, il pellegrino e chi, in qualche modo, è nel bisogno; sappiamo 
infatti che chi accoglie un fratello o una sorella accoglie Gesù Cristo 
e chi accoglie Gesù accoglie il Padre (Mt 10, 40).  
  Non  solo  ci  impegneremo  ad  accogliere  gli  altri,  ma  anche  a 
raggiungerli,  specialmente nel momento del bisogno, come ha  fatto 
Maria che corse ad aiutare  la cugina  e come siamo  invitati ancora 
da Gesù a raggiungere tutti i poveri, cioè i nudi, gli spogliati di ogni 
bene  e,  oltre  agli  affamati  e  assetati,  anche  i malati,  i  carcerati  e 
tutte  le persone  che  vivono  sulla  strada,  tutti  i nomadi,  i pellegrini 
del  mondo.  Gesù  garantisce  che  è  presente  in  ciascuno  di  essi  e, 
anzi,  che la  Trinità stessa  ha  preso  dimora nei  loro  cuori.  Ci 
impegneremo  ad  essere mansueti  e  umili  di  cuore,  perché  così  era 
Gesù e ci chiese espressamente di imparare da Lui per diventare tali 
(Mt 11, 29).  
  Ci  impegniamo ad ascoltare la Parola di Dio non distrattamente, 
non  superficialmente, perché non  ci  capiti  che, dopo aver messo  le 
prime  radici,  la  vediamo  seccare  sotto  i nostri  occhi,  ma  la 
coltiveremo con  tutte  le nostre  forze perché porti  il  frutto atteso nel 
terreno che il Signore stesso ci ha donato (Mt 13, 18-23). La grande 
pazienza di Dio nell’attendere che zizzania e grano buono  crescano 
insieme  ci  aiuterà  ad  essere  umili  di  fronte  al mistero  del male  in 
mezzo a noi.  
  Ci proponiamo di diventare discepoli di Gesù ascoltando  la  sua 
Parola nella  Sacra  Scrittura  e  preparandoci  ad  entrare  nel  nuovo 
Regno  di  Dio,  cioé  impegnandoci  a diventare Cristiani. 
Dedicheremo  tutte  le  nostre  forze  a  costruire  il  Regno  di  Dio.  Il 
Regno è il luogo reale dove si compie la volontà di Dio e Dio stesso 
diventa nostro Re.  
  Gesù  parla  dei  regni  del  mondo  come  macchine  di  forza, 
distruzione e potere. Ben diverso è  il Regno di Dio:  il suo Re nasce 
in  una  grotta  a  Betlemme.  Il  suo  esercito  è composto  di  uomini  e 
donne che si sono  lasciati  torturare, bruciare, masticare dalle belve 
feroci,  impiccare, mentre  il  loro Condottiero è un uomo  inchiodato 
su una  croce. Quando  il Signore  ci mostrerà  ciò  che  vuole da noi, 
vorremmo essere pronti a  lasciare  tutto per  fare solo più ciò che ci 
viene  richiesto:  come  chi  ha  scoperto  la  perla preziosa  rinuncia  a 
tutto  il  resto  per  quella  sola,  così  vorremo  fare  noi  quando Dio  ci 
manifesterà la Sua volontà.  
  Ci  impegneremo  a  buttare  via  dalla  nostra  vita  tutti  i  residui  di 
male,  come  il  pescatore  separa  i  pesci  non  buoni  da  quelli  buoni. 
Crediamo ancora che non sia importante  fare grandi cose, ma solo 
ciò che Lui vuole. Anche le piccole cose, le piccole “volontà di Dio” 
di tutti i giorni sono come un seme di senape nelle mani di Dio e un 
po’  di lievito  che  pare  nulla ma  che,  se messo  nel  tempo  e  luogo 
giusto (nella pasta), diventa grande cosa (Mt 13). 
  Lavoreremo  attivamente  nella  Chiesa,  comunità  di  tutti  i  nostri 
fratelli e sorelle, nell’unica  fede di Cristo Risorto,  in pellegrinaggio 
verso  la  pienezza  del  Regno  di  Dio  (Mt 16,  18-20)  e  parimenti 
lavoreremo  attivamente,  con  lo  stesso  entusiasmo,  con  l’intera 
comunità umana che  si allaccia a  tutte  le culture e  fedi diverse. Ci 
proponiamo di essere presenza di Chiesa tra loro. Anche dove non ci 
vorranno, cercheremo di restare e intensificare le azioni della carità 
cristiana perché, attraverso  il nostro spezzare  il pane con loro, essi 
riconoscano  Cristo.  Con  fratelli  e  sorelle  di  religioni  diverse  da 
quella cristiana predicheremo la conversione del cuore.  
  Ci  impegneremo  con  tutte  le  forze  per  diventare  umili  e  piccoli 
come  bambini  (Mt  18,  1-4;  Mt  19,  13-15).  Coltivando  l’umiltà 
cercheremo di non voler dominare sugli altri e scegliere per noi gli 
ultimi posti (Mt 20, 20-28). Ci impegneremo a onorare i luoghi sacri, 
in  particolare  il  corpo  umano  nostro  e  dei  nostri  fratelli  e  sorelle, 
perché è casa dove abita la Trinità. E, se ne avremo  la possibilità e 
la  forza,  grideremo  e  agiremo  contro  ogni  tipo  di  profanazione, 
specialmente quando ne è vittima il nostro prossimo e specialmente i 
bambini (Mc 9, 41; Mt 21, 12-13). 
  Ci  impegneremo  alla  costruzione  di  una  società  più  giusta, 
considerando  ogni  dimensione  sociale  e  culturale  come  campo  di 
lavoro dal quale non intendiamo astenerci (Mt 22, 15-22; Mc 12, 13-
17). Con l’aiuto di Dio aumenteremo sempre più i tempi di silenzio e 
di preghiera, per meritare di vedere il suo Volto e testimoniarlo agli 
altri (Mc 9, 1-12). Crediamo poi che nella preghiera diamo a Dio la 
possibilità  di  manifestare  la  sua  costante  Provvidenza  per  noi  e 
ancora nella preghiera troveremo la grazia della misericordia e del 
perdono per noi e per gli altri (Mc 11, 20-26). 
  Coltiveremo in noi i frutti dello Spirito Santo: amore, gioia, pace, 
pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5, 
22). Accoglieremo, come  impegno primario, l’annuncio del Vangelo 
a  tutte  le  genti.  Le  persone  che  non  potremo  raggiungere  saranno 
sostenute dalle nostre preghiere  e dalla  condivisione di beni anche 
economici, impegnandoci a  coinvolgere anche altri  (Mc 16, 15-16; 
Mt 28, 18-20). 
  Spirito  del  Signore,  scendi  anche  su  di  noi  e  consacraci  per 
annunciare ai poveri il Vangelo, mandaci a guarire i cuori spezzati; 
ad  annunciare  la  liberazione  ai  prigionieri,  la vista  ai  ciechi; 
mandaci  a  rimettere  in  libertà  gli  oppressi  e  a  predicare  la 
misericordia e l’amore.

Preghiera a Maria   
  Ci  rivolgiamo  a  Te,  o  Madre  del  Verbo,  perchè  non  disattendi nessuno,  specialmente  se peccatore. Ti  chiediamo la Grazia di  fare la  volontà  di  Dio,  il  suo  desiderio  e  di realizzare  il  suo  progetto sopra  la  nostra  vita,  anche  contro  la  nostra  volontà,  a  costo  di qualunque cosa: gioia,  sofferenza,  salute, malattia, vita o morte. Ti chiediamo ancora  di  amare  sempre  di  più la  Trinità:  il  Dio  tuo Padre,  tuo Figlio,  il  tuo Sposo e amare  sempre di più Te, Maria,  il prossimo e vivere senza peccato. Tu, Maria, intercedi la Vita Eterna per noi. Amen.